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Michele Iodice nasce nel 1956 a Napoli, dove vive e lavora. Lavora anche, come funzionario direttore per il Polo Museale di Napoli.

Autore di numerosi interventi, allestimenti, installazioni e decorazioni in situ: il luogo è rivissuto dall’artista come uno spazio da interpretare e del quale proporre una significativa trasformazione, non come un contenitore di cose create altrove.

Ha realizzato anche scenografie teatrali, impianti per feste, oggetti di design, con grande profusione inventiva ed una voluta alternanza fra la grande opera e il piccolo oggetto, tra il concettuale e il decorativo: affiora in lui un impulso rinascimentale riproposto in una sintesi moderna.

La cifra autentica dell’opera di Michele Iodice è nella sua appartenenza alla modernità (nel riuso di materiali) e, nel contempo, nella nostalgia attiva del passato: da questo corto circuito nasce l’energia inventiva che ridona dignità estetica ad oggetti, arredi, fasti, frammenti, tracce che riprendono vita in una insanabile frattura temporale purificata da folklore, clichè, ingenuità apologetiche.

(Giuseppe Merlino)



La stratificazione storica e culturale di Napoli al contrario di quella geologica non avviene per moti orizzontali, per quanto discontinui, ma piuttosto attraverso contaminazioni e trasparenze reciproche ed il riciclo di modelli che dall’antichità alla contemporaneità si adattano ingegnosamente e fluidamente agli stimoli e alle esigenze della vita quotidiana. Incarnando questo spirito geniale, le creazioni di Michele Iodice attraversano i secoli, gli stili, le suggestioni e le intuizioni che le hanno prodotte, dando vita ad oggetti nuovi ed originali nella forma e nell’utilizzo. La loro originalità risiede, quasi per paradosso, proprio nel saper coniugare linea, bellezza e funzione in un imprevisto adattamento di configurazioni e materiali, di energie e sensazioni che dinamicamente ritagliano lo spazio e ridisegnano la loro mitologia e la loro finalità con inattesa seduzione e sottile ironia. Un nido, simbolo ancestrale del riparo, ora reso a misura d’uomo ti accoglie tra le sue braccia intrecciate. L’essenziale e moderna severità e squadratura dei tubi innocenti si sposa con l’eleganza della bicromia del piano del tavolo che ricorda quella dei vasi antichi. La duttilità degli scarti dei fogli di alluminio grinzati si concretizza in una combinazione infinita di cornucopie, ora ad adornare un centrotavola, ora a direzionare le irradiazioni di un lume. La geometrica sobrietà di un mosaico classico stende sensualmente la sua volumetria sul tessuto di una grande tovaglia. La prodigiosa malleabilità del piombo ed il suo legame con l’immaginario della civiltà greco-romana si trasmuta in oggetti sempre pronti a subire una metamorfosi potenzialmente incessante e fluente. Gli astrolabi o le teste dei San Gennaro a capo delle sfingi sono puri oggetti d’arte che trascendono il tempo e la storia che li ha originati e riappacificano il nostro sguardo con l’eterna armonia della forma.

(Mario Codognato)


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